Stick or spear


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IT-Ivana Spinelli-intervista De Leonardis-Kaboom

en-Ivana Spinelli-interview De Leonardis-Kaboom

“Una guerra di potere che s’insinua nella sostanza stessa degli oggetti, non semplici presenze di decoro all’interno della composizione, ma elementi che contestualizzano la storia e rafforzano il senso di precarietà. Niente è rimasto dell’aspetto innocuo e consolatorio di questi oggetti trovati.
L’idea del campo di battaglia è, del resto, insita anche nei materiali utilizzati da Ivana Spinelli. Dalla gommapiuma agli spilli d’acciaio, carta, fotografia, argilla, gesso, filo, cotone, legno, insetti… materiali che riflettono la dialettica degli opposti: morbidi e pungenti, effimeri e duraturi, costruiti e decostruiti, accoglienti e soffocanti, seducenti e respingenti.

Persino nell’immaginario l’artista prende le distanze dalla prevedibilità, trovando magari proprio nello stereotipo il punto di partenza per un sostanziale ribaltamento.
E’ così anche con l’amore, territorio di confronto tra due esseri umani, alla stessa maniera in cui coinvolge comunità e paesi diversi. Analoghi sono, infatti, i meccanismi alla base del loro funzionamento: pace, guerra.”                                    Manuela De Leonardis

Re-Form: Forma A -Forma B


Un ufficio abbandonato e vandalizzato nella fabbrica dismessa.
La mia azione consiste nel mettere in ordine e pulire come processo che porti da una forma A/ monumento decadente a una forma B/ ufficio fantasma.
Nel frattempo si instaura un dialogo con le presenze che hanno abitato l’ufficio: sindacalisti e operai che si sono confrontati e hanno prodotto documenti, lasciato reperti o piccoli testimoni di una quotidianità, come la lettera di mobilità o la schedina del totocalcio che risistemo in un cassetto. Chiudo le finestre, riorganizzo la scrivania, la bandiera della Fiom, i fischietti pronti per la protesta, una piantina fiorita e la foto incorniciata, e fuori contesto, di Mierle Ladermn Ukeles che negli anni ’70 aveva fatto del pulire un manifesto.

Ph: Stefano Teodori

LIVE:
Raid Spinelli
https://youtu.be/jO4SaqiVhiI

https://youtu.be/1AjpS-oTKek

https://youtu.be/aDZZT3ejW8g


RAID – MUSEO PER PICCIONI
Bologna, 28.01.2017



 

ONE WORD, ONE PIN

ONE-WORD-ONE-PIN_Ivana-Spinelli_2011-w2

ONE WORD, ONE PIN
cartapesta, acciaio, filo, libro / papier-mâché, steel, thread, book / 29x21x19 cm, 2011

“Un dizionario di cultura popolare resta chiuso da una piccola roccia su cui sono appuntati degli enormi spilli. Sono elementi che utilizzo spesso, gli spilli che possono al tempo stesso cucire o pungere, e il libro, contenitore silenzioso finchè non viene aperto.  In questo caso si intravede solo parte delle copertina, dove una pin-up ammicca come al solito.

Nel titolo “one word one pin” (una parola, uno spillo) davo altri elementi di lettura, dove ho pensato alle parole come spilli, con il loro portato ambiguo di appuntare, esporre dei concetti o, potenzialmente, bucarli, strapparli, massacrarli. Un po’ come sulla pelle della pin-up…”

***

“A dictionary of popular culture is closed by a small rock with huge pins pinned on it: elements that I often use, pins that can at the same time sew or sting, and the book, a silent container until it is opened; you can see only part of the cover, where a pin-up winks as usual.

In the title “one word one pin” I gave other elements for interpretations, where I thought of words like pins, with their ambiguous bearing of pinning, exposing concepts or potentially puncturing, tearing, slaughtering them. A little like on the skin of the pin-up … “

Loverrs / Fuckerrs

IvanaSpinelli_LOVERRS-FUCKERRS--installazione-videoscultura
sx-luna


LOVVERSB1

LOVERRS/ FUCKERRS, videosculpture multimedia / video scultura, 200x200x200 cm, 2012


I KNOW THAT YOU ARE LOOKING AT ME video, 00’59” loop, col, muto, PAL, 2011






I LOVE YOU SO
videosculptur multimedia, 4 channels PAL, col, mute, digital frames9”, pallet, wood boxes/
videoscultura multimedia, 4 canali PAL, col, muto, digital frames 9”, pallet, box legno /
120x80x60cm, 201

ONE WORD, ONE PIN
papier mâché, steel, plaster, thread / cartapesta, accaiaio, filo, libro 29x21x19 cm, 2011


LOVERRS / FUCKERRS

Multimedia installation videosculpture, variable dimensions: ceramic-wood-fabric sculptures, videoprojection, slide projection, wood box, grass, bottles, 2011

Installazione videoscultura multimediale, dimensioni variabili: sculture in ceramica, legno e stoffa h75cm, videoproiezione su quadro 30x30cm, 2 foto 16x11cm, proiezione dia, cassa di legno con stencil, erba, pannelli di legno, bottiglie, 2011

Catalogo Loverrs/Fuckerrs, ideato dall’artista.

(…) Mi sembrava sempre più evidente come nel lavoro di Ivana Spinelli l’intersecazione dei diversi piani delle realtà (è esatto al plurale) fosse l’aspetto essenziale della sua azione. Ma cosa intendo con “intersecazione dei diversi piani delle realtà”? (…) Oggi il mondo della rete contiene articolazioni delle realtà a iosa, e al di là della loro diffusione e durata, rendono sempre più sdrucciolevole la strada che procede verso l’identificazione stessa del Reale.
Direi che ci siamo. È proprio qui che volevo portarvi per farvi entrare dal verso giusto in questo pantheon di immagini che Ivana Spinelli ha realizzato solo per i nostri occhi.
Dal video alle foto, dai disegni all’organismo complesso della scultura in ceramica con proiezione ed elementi di farcitura con materiali vari, tutto costruisce una specie di linea di sutura tra gli ambiti delle diverse realtà. Se mi consentite un azzardo inconsueto in un testo critico, direi che questo di Ivana Spinelli è un gesto d’amore verso tutti noi. Ha capito il senso delle immagini, di alcune immagini, ne ha come espunto la forza simbolica, rendendola compatibile con la nostra instabilità, e ce le ha portate fin dentro al nostro quotidiano. Ma cosa fanno gli artisti se non aiutarci a capire il mondo in cui siamo grazie a grandi gesti d’amore?
Loverrs-Fuckerrs è solo per i nostri occhi. Le immagini che lo compongono, le storie che vi s’intrecciano servono a dimostrarci in modo direi pratico, tangibile, che è la riconquista della continuità tra le diverse realtà che ci metterà di nuovo in condizione di comprendere l’unitarietà del Reale e di quello che contiene. (…)
estratto dal testo in catalogo, Raffaele Gavarro

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Catalogue Loverrs/Fuckerrs, designed by the artist.

(…) It seemed by and by more evident that in the work of Ivana Spinelli the intersection of different levels of realities (yes, plural is correct) lies the basic aspect of her action. But what do I mean by “intersection of different levels of realities”? (…) Nowadays, the world of the web contains an incredible number of articulations of reality which, beyond their circulation and duration, make the road to identification of the Real more and more slippery.
I would say we are almost at our point. It’s here I wanted to take you, to make you enter through the right side in this pantheon of images that Ivana Spinelli realized for our eyes only.
From videos to photos, from pictures to the complex organism of ceramic sculptures, with projections and stuffing elements made of different materials, everything contributes to make a sort of stitch line among all the different realities. If you allow me an unusual hazard in a critical text, I would say this is an act of love towards us all. Ivana Spinelli has caught the sense of images, of some images. It is inspired by their symbolic strength, making them compatible with our instability, and has brought them inside our daily life. But then, what do artists do if not help us understand the world in which we are, thanks to big acts of love?
Loverrs-Fuckerrs is for our eyes only. Its images, its stories, demonstrate us in a practical, tangible way that recapturing the continuity among different realities we will be able to understand once again the unity of the Real and of what it contains. (…)
abstract by the text in the catalogue, Raffaele Gavarro

LOVERRS / FUCKERRS from Ivana Spinelli on Vimeo.

GPU Pass Clandestino

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GPU PASS CLANDESTINO
digital print mounted on dibond / stampa fotografica montata su dibond 60×40 cm each/cad., 2010
installation, variable dimensions (t-shirt, boxes, unreadible text) /installazione dimensioni variabili (t-shirt, scatole, testo illegibile)

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“In this case reality is the human condition of the migrant, translated in dress-code. The migrant travels because he is still alive, wants to feel alive, be useful. He abandons loved places which stop him living and carries risk together with dreams. The migrant dreams. He wears the hope of attaining bread with the journey and he stitches it to him, he stitches it to his skin with the wounds which cost. He wears his passport which speaks Italian, speaks of football, a true International Esperanto. Global Pin-Up (like any respected Brand) puts these dreams into production.” Bread sewn to the number of Totti’s football shirt – but it could be any famous Italian football star’s shirt – it becomes the visualization of the reasons and the hopes of the migrant. With the player’s shirt the immigrant tries to be recognized, accepted. He loves Italian football, knows that Totti is Italy’s champion and in showing that he knows it and recognizes it, he hopes to be in turn recognized. He doesn’t know that dress-code has no value and will probably understand too late that his love for Italian football, and for that number 10, probably won’t save him.
(from the Catalogue Caos#2 by Raffaele Gavarro)

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“In questo caso la realtà è la condizione umana del migrante, tradotta in dress-code. Il migrante viaggia perchè è ancora vivo, vuole sentirsi vivo, essere utile. Abbandona posti amati che gli impediscono di vivere e indossa il rischio insieme ai sogni. Il migrante sogna. Ha addosso la speranza di conquistarsi il pane col viaggio e se lo cuce addosso, se lo cuce sulla pelle con le ferite che costa. Indossa il suo passaporto che parla italiano, parla del calcio, vero Esperanto internazionale. Global Pin-Up (come ogni Brand che si rispetti) mette in produzione questi sogni.” Il pane cucito sulla maglia di Totti – ma potrebbe essere quella di qualunque altro calciatore famoso – diventa la visualizzazione delle ragioni e le speranze del migrante. Con quella t-shirt del grande calciatore, l’immigrato cerca di farsi riconoscere, accettare. Lui ama il calcio italiano, sa che Totti è un nostro campione, e nel mostrare che lo conosce e lo riconosce, spera a sua volta di essere riconosciuto. Non sa che quell dress-code ha valore zero e probabilmente capirà troppo tardi che l’amore per il nostro calcio, e per quel numero 10, probabilmente non lo salverà.
(estratto dal Catalogo Caos#2 di Raffaele Gavarro)

Bag Narrativity

La moda, insieme al design, occupa un posto centrale nell’economia del simbolico, che è produzione di senso o di beni immateriali (icone,
narrazioni) e di merci simbolicamente sovraccariche e portatrici di identità e stili di vita.

Eleonora Fiorani

Cucire è un atto sacro; praticamente mette insieme delle cose staccate e simbolicamente riunisce anima e pelle. Cucire è per me un atto sociale che contribuisce alla creazione di un mondo in cui chi cuce si prende cura di sé e dell’altro, crea un habitat morbido in cui muoversi, producendo una giustizia umana silenziosa.
Cucire come forma di resistenza.

Ivana Spinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Workshop

FEMALE BAG NARRATIVITY

13-18 Maggio 20
Casa della Donna, Pisa

 

Global Pin-Up  propone un workshop dove la progettazione di un accessorio di moda, come la borsa, può divenire personale mezzo narrativo, fino a divenire auto-ritratto o auto-rappresentazione.
GPU utilizza il taglia&cuci come metodo di analisi e creazione della realtà, per contribuire a scardinare stereotipi  e tentare nuovi contenuti.

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Global Sisters

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GPU-Aesth

 

GLOBAL  SISTERS
disegni, dipinti, incisioni, libri, dimensioni varie, dal 2005 work in progress
drawing, painting, engraving, books, several dimension, from 2005 work in progress

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Le Global Sisters  sono due figure emblematiche disegnate (inchiostro su carta) dall’artista a partire dal 2005 e sviluppate in diverse serie.

Alla ricerca di pose tipicamente “femminili” Spinelli ha raccolto un vasto numero di foto digitali da cui ha tratto silouette di ragazze pin-up che ha in parte vestito con accessori stilizzati che richiamano l’immaginario della guerra o la guerrilla. Le due figure (sagome vuote, senza occhi) possono dunque essere interpretate come una donna soldato e una kamikaze. Generalmente nessuna delle due aggredisce o fa esplodere alcunché, si tengono per mano o si abbracciano (come nei concorsi di bellezza).
Il lavoro tende a far scaturire domande rispetto a tematiche, come la violenza o il corpo della donna, che appaiono spesso appiattite e banalizzate nelle discussioni mediatiche contemporanee.

***

“Ivana Spinelli takes the notion of “terrorist chic” (…) in her Global Sisters: Series 2 (2008). In these drawings and paintings, Barbie-like glamour figures hold hands, don gas masks and hoods, and strike coquettish poses with suicide belts and hand grenades strapped across their otherwise nude bodies.  Spinelli feels that the codes or stereotypes that fashion employs to represent women are linked to the codes with which the media represents war and terror, a connection that serves to link desire and fear.  The use of stereotype, of course, blocks complexity; it is intended for easy consumption-absorb the idea and move on or, as Spinelli says, “we use empty shapes to fill them with fast understanding about world”. Using photographs taken from the web or newspapers and copying the poses, Spinelli has generated an archive of the new female warrior, without a context, without narrative, just the silent white background of the paper on which they are drawn. Spinelli likens this silent blankness to Naomi Klein’s scenario of the psychic shock that envelops a population following a traumatic disaster- be it war or a natural calamity. Capitalizing on this collective shock, the government can suspend civil rights to establish a new economic or social system without opposition, a scenario which came only too real in the violation of  so many protections and rights in the aftermath of 9/11.  Spinelli bolsters her branding of these global pin-ups in bright pink headlines, marketing them through dolls, tote bags, posters, and books, because, in pink, “everything becomes fascinating”.

Manon Slome

Aesthetics of Terror
Akademie der Künste, Pariser Platz, Berlin, 2009
with Josh Azzarella, Daniel Bejar, William Betts, Blue Noses, Jake and Dinos Chapman, Zoya Cherkassky, Teresa Diehl, Jeanette Doyle, Harun Farocki, Johan Grimonprez, Kent Henricksen, Jenny Holzer, Jon Kessler, Fransje Killaars, Yitzik Livneh, Bjørn Melhus, Claude Moller, Richard Mosse, Yves Netzhammer, Miguel Palma, Cristi Pogacean, David Reeb, Roee Rosen, Martha Rosler, Steven J. Shanabrook, Ivana Spinelli, Avdey Ter-Oganian, Jan Tichy, Sharif Waked, Catherine Yass

 

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Die Gefahr geht vom Menschen aus
Alle gute Kunst handele von Eros und Thanatos, hat der Kurator Jean Christophe Amman einmal gesagt. Und von Utopie, möchte man ergänzen. Insbesondere die Arbeiten der Italienischen Künstlerin Ivana Spinelli, diese endlosen Variationen eines l’Amor Fou als Selbstvernichtung, bringen diese Dreier-Begriffskonstellation mit wenigen zarten, aber aussagekräftigen Linien auf den Punkt.
In Spinelli Arbeiten verdichtet sich auf einzigartige Weise ein alter Konflikt von Anziehung und Abstossung, von Begeisterung und Ekel, körperlicher  wie politischer Art. Das Ungeheure, dass ein Mensch sich mit einem Sprengstoffgürtel in eine Bombe verwandelt, die Verzweifelungs- oder Verblendungstat, die ihre eigene Geschichte, das biografische Hineingeraten in die Situation, fast stets durch ihre mörderische Monströsität verdeckt, wird bei Spinelli zum “radical chic”. An die ästetische und  handwerkliche Bravour der sado/maso-artigen Arbeiten vom Tomi Ungerer gemahnend und mit sicher ebensoviel  Psychopatologie aufgeladen wie die Verschnürungsbilder von Hans Bellmer und Unica Zürn, präsentieren sich die kleinformatigen Zeichnungen als leichthändige Provokation – jedoch mit großer Bedeutungstiefe. Schon bei Ungerers “Fornicon” zeigt sich nicht nur der Einzelne, auf die phallische Fickmaschine geknebelt, sondern die ganze Familie – auf einem kollektiven Masturbator reitend –  von diabolischen Spiel affiziert – die sichtbare sexuelle Perversion gerät zur Metapher für die Perversionen der politischen Verhältnisse. Spinellis Protagonistin stürzt in der jüngsten Zeichnung der Serie endgültig ins Verderben, das Bungee-Seil wie einen tödliche Nabel-schnur mit dem Explosivgürtel verbunden. Ihr “go go go!” Geschrei, das der eigenen Vernichtung nur Bruchteile vorausgeht, suggeriert die Chance zu einer Akzeptanz des Unakzeptierbaren: der politische Selbstmord wird als Sport geläutert, massenfähig.
(…)
Olaf Arndt
Krise: Einübungen in den Ausnahmenzustand, Villa Ichon, Bremen, 2010

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 GLOBAL SISTERS >>> THE BOOK

 


Pop Up Books Limited Ed

 

 

Global Sisters oro group, acrylic on canvas, 240x170cm

 

The Aesthetics of Terror, Manon Slome and Joshua Simon, Charta Edition, 2009

 

 

 

 

Global Pin-Up

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Ivana Spinelli ha (…) creato un meta-brand attraverso il progetto Global Pin-Up. Attualmente sta organizzando dei workshop con gruppi caratterizzati da una determinata identità. Durante i workshop le tematiche affrontate vengono tradotte inshopping bag, e i tempi e i modi di realizzazione rispettano le necessità del gruppo. Le borse prodotte viaggiano dentro e fuori il sistema dell’arte, passando dalla galleria al museo fino al negozio commerciale, a cui vengono date in conto-vendita. Altre shopping bag servono invece da connessione per una “bag narrativity” che si sviluppa tramite un sito web. In questo modo, la Spinelli prova a costruire un sistema di produzione trasversale che sia espressione diretta del futuro consumatore.
Benedetta di Loreto

Ivana Spinelli (…) mette in scena (…) un processo di produzione simbolica fondato sulla con-fusione produttiva di arte e moda. (…)
Un bazar dove vengono presentati icone, cartelle di disegni, video, nonchè indumenti ed accessori per un soggetto speciale: la Global Pin Up.
Questa creatura virtuale-reale è un passo ulteriore rispetto alla figura della Top Model, esempio moderno di bellezza universale, ed è più vicina alla sua evoluzione nella Pop Model: bellezza mondanizzata, la cui “connotazione ipersemiotica del corpo” (Calefato P., Mass Moda, Costa&Nolan 1996) trasforma il corpo in spazio territoriale, narrativo, comunicativo. La Pin Up globale di Spinelli – kamikaze erotico, silouette dal volto coperto da un passamontagna nero e rosa o da una maschera antigas verde brillante – è una creatura che mescola l’icona televisiva di Miss Italia con quella delle Grazie rinascimentali, e contemporaneamente è il corpo sul quale si incrociano le cronache del terrore con le immagini della seduzione che, insieme, abitano quello che Arjun Appadurai (Modernità in polvere, Meltemi 2001) ha chiamato il mediascape del mondo globalizzato.
Franco Speroni

WEBSITE         GLOBAL PIN-UP

WORKSHOP   GPU BAG NARRATIVITY

PERFORMANCE  GPU IN THE STREETS

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