Minimum

LA ZATTERA [ SALARIO MINIMO CONTRO LIVELLO DI POVERTÀ ] _
cartoni, lamiera ondulata riciclata, parquet, legno,acrilico / paperboard, corrugated recycled iron, parquet, wood, acrylic
148 x 149 x 10 cm, 2016

TRASCENDENZA SUSSISTENZA _
adesivo murale / wall sticker
50 cm, 2016

CCNL TRADUZIONI _
stampa su telo sintetico, alluminio anodizzato/ print on synthetic cloth, aluminum
107 x 290 x 79 cm, 2016

LEGGI NAZIONALI SUL SALARIO MINIMO _
performance, dvd video + cd audio, 40 min., 2016


CORPO CAPITALE LINGUAGGIO _
pastello e inchiostro di china su carta e carta lucida/ pastel and indian ink on paper and glossy paper
30 x 38,2 cm cad., 2016

DISEGNI  >>> DRAWING  DETAILS

SALARIO _
pastello e spilli su carta lucida su libro / pastel and pins on glossy paper on book
36,5 x 21,5 x 7 cm, 2016

MAPPA CONCETTUALE _
stampa su carta lucida / print on glossy paper
75 x 90 cm, 2016

ph. Stefano Maniero

 

 

MINIMUM >>> THE BOOK

LEGGI NAZIONALI SUL SALARIO MINIMO >>> PERFORMANCE 1

 MINIMUM: VOCI >>> PERFORMANCE 2

“Minimum tackles the ethical and political essence of translation between idea and action. Minimum positions the worker’s body in the capitalist social relation, where wages translate body into a commodity, translating into money the minimum reproduction of that body: its minimum repeatability, its livelihood and, in final analysis, its very possibility of existence. Thus, the capitalist economic relationship between capital and labor translates into a social relationship that turns the worker’s power in bargaining commodity: the economic and social relationship translates into law, and the law is reflected in the biological body of the worker and his/her emotional and social relationships in daily life.” Silvana Borutti

From Orient to North Africa, returning to Eastern Europe and until South America: different countries, even different continents, contribute to create “Made in Italy” products. Italian brands design and commission to other countries textiles, accessories, embroidery, clothing segments. After the production, they travel (backward) to the headquarters where they become final products. “Made in Italy”, therefore, means made in the world. Geography explodes. Languages meet. Each language conveys a different way to see reality, therefore to change language is equivalent to a perceptual gap.

Minimum puts in place, through the act of translation, different ways of codifying and regulating the worker. It focuses on language used in the laws about minimum wage in those countries that mostly contribute to the production of Italian textile sector. Language establishes categories, definitions; it quantifies the worker’s time and space, his/her duties, skills, level.

Through translation, a language exchange and a trip take place, where the minimum wage laws of eight of the countries that mostly contribute to produce the Made in Italy and the same Italian law are taken into consideration. The project focuses on the textile industry (fashion as production of objects and imaginary) for building a dialogue, through laws on minimum wages, among countries offering the brand (the imaginary) and countries providing packaging or manufacturing (either in whole or in part). An existing and at the same time continually changing dialogue, in the most obvious form as exchange of goods and business, but also strongly as exchange of views.

The artist’s research results in the exhibition with a series of new works – installations, sculptures and drawings – exchanging meaning between image and text, between idea and action, approaching themes of philosophical aesthetics. Minimum is also an artist’s book, where translation is an encounter of differences. The book includes critical texts written by Franco Berardi Bifo, Silvana Borutti and Matthias Reichelt.

#minimumwage #translation #madeinitaly #code #worker #artistbook #body #unemployment #babilonia #povertyline #explodedgeography

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“Minimum investe la sostanza etica e politica della traduzione tra idea e azione. Minimum è un significato che investe il corpo del lavoratore nel rapporto sociale capitalistico, dove il dispositivo del salario traduce il corpo in merce, traducendo in denaro la riproduzione minima di quel corpo: la sua ripetibilità minima, la sua sussistenza, in ultima analisi, la sua stessa possibilità di esistenza. Così la relazione economica capitalistica tra capitale e lavoro si traduce in una relazione sociale che trasforma la forza del lavoratore in merce di scambio: la relazione economico-sociale si traduce nella parola nomica della legge, e l’enunciato della legge si traduce nel corpo biologico del lavoratore e investe il quotidiano delle sue relazioni affettive e sociali.” Silvana Borutti

Dall’Oriente al nord dell’Africa, tornando all’est Europa e fino al sud America: paesi appartenenti a continenti diversi, contribuiscono a creare i prodotti “Made in Italy”. Tessuti, accessori, ricami, parti di abiti, disegnati e commissionati da brand italiani, vengono realizzati e spediti, viaggiando (a ritroso) fino alla sede in cui verranno confezionati nei prodotti finali. “Fatto in Italia” significa dunque fatto nel mondo. Esplode la geografia. Si incontrano i linguaggi. A ogni lingua è sotteso un modo di vedere la realtà, dunque cambiare lingua equivale a uno scarto percettivo.

Minimum mette in campo, attraverso l’atto della traduzione, diversi modi di codificare e regolamentare il lavoratore. Si concentra sul linguaggio utilizzato nelle normative relative al salario minimo dei paesi che maggiormente contribuiscono alle produzioni del tessile Italiano. Linguaggio che stabilisce categorie e definizioni, che quantifica il tempo e lo spazio di azione del lavoratore, le sue mansioni, le sue abilità, il suo livello.

Il progetto effettua attraverso la traduzione, uno scambio linguistico e un viaggio dove le leggi sul salario minimo di otto tra i paesi che maggiormente concorrono a produrre il Made in Italy, si confrontano con la legge italiana. Il progetto si sofferma sul settore del tessile (moda come produzione di oggetti e di immaginario) per mettere in campo un dialogo, attraverso le leggi vigenti sul salario minimo, tra paesi che propongono il brand (l’immaginario) e paesi che realizzano la confezione o manifattura (in tutto o in parte). Un dialogo che esiste e si trasforma continuamente, nella forma più evidente come scambio di merci e affari, ma anche fortemente in questo scambio di visioni.

La ricerca dell’artista si traduce in mostra con una serie di lavori inediti – installazioni, sculture e disegni – che scambiano significati tra immagine e testo tra idea ed azione, avvicinandosi a temi di un’estetica filosofica.
Minimum è anche un libro d’artista al centro del quale la traduzione viene usata come incontro di differenze. Nel libro sono presenti testi critici di Franco “Bifo” Berardi, Silvana Borutti e Matthias Reichelt.

 

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